I risultati del questionario Cresco: una proposta di lettura guardando al futuro

Il 25 Novembre scorso presso l’Opificio Telecom, sede della Fondazione Romaeuropa, sono stati presentati i risultati emersi dall’indagine RISPONDI AL FUTURO promossa da C.Re.S.Co. (coordinamento delle realtà della scena contemporanea) con il supporto dell’associazione Zeropuntotre e realizzata dalla Fondazione Fitzcarraldo di Torino, centro indipendente di ricerca e formazione nel management e nelle politiche della cultura.
Al tavolo di discussione erano presenti in qualità di relatori: Luca Ricci, attuale presidente di C.Re.S.Co., Ugo Bacchella e Luisella Carnelli, rispettivamente presidente e ricercatrice della Fondazione Fitzcarraldo, Alessandro Riceci, rappresentante di Zeropuntotre, Fabrizio Grifasi, co-direttore artistico del festival Romaeuropa e l’economista Michele Trimarchi, artefice di importanti studi riguardanti la legislazione e il management dello spettacolo dal vivo. La ricerca condotta attraverso il questionario, a cui hanno risposto 1.120 tra lavoratori dello spettacolo (artisti e operatori) e imprese, delinea un panorama sufficientemente rappresentativo di quelle che sono le condizioni, in termini di economie e abitudini lavorative, in cui agiscono i componenti del settore dello spettacolo dal vivo in Italia.
Un questionario oculatamente stilato nelle domande e la successiva analisi dei dati emersi assumono un valore aggiunto poiché rappresentano il primo lavoro di ricognizione nell’ambito di un settore critico e “atipico”, come quello delle arti performative.

Per quanto alcuni risultati si potessero facilmente immaginare, la lucidità del dato numerico offre la possibilità di restituire oggettività alle intuizioni: passaggio necessario per poter dare il via ad un piano d’azione in grado di far emergere l’entità del fenomeno “arti performative” nell’attuale contesto culturale e politico e poter così aspirare al riconoscimento della professionalità di chi permette l’esistenza della realtà artistica in cui viviamo.
Ciò che emerge con maggiore evidenza, e ciò che la struttura stessa del questionario mirava a indagare, riguarda l’identità di coloro che lavorano in questo settore, le fonti di finanziamento dei progetti artistici in cui sono coinvolti, le modalità contrattuali e gestionali, la soddisfazione personale. Considerando le differenze d’età e di quelle territoriali, lo stesso dato presenta spesso risultati divergenti. Così, in riferimento alle imprese di produzione, rileviamo un maggior grado di dipendenza dal finanziamento pubblico delle imprese operanti nel Sud Italia rispetto a quelle con sede nel Nord, dove maggiore è la capacità di reperimento di risorse da fonti private. Se questo stesso indice è messo in relazione con la dimensione economica dell’impresa, i due fattori risultano essere direttamente proporzionali. Questo dato, lungi dal voler significare una minore incidenza delle medie imprese nello scenario delle arti performative (in questo ambito “atipico” le capacità economiche spesso non vanno di pari passo con la visibilità di cui l’artista o la compagnia godono) ci pare invece possa essere interpretato come la forte capacità d’adattamento dei soggetti a cui l’indagine è rivolta che, laddove non siano in grado di intercettare risorse istituzionali, sono comunque capaci di reperirne attraverso canali alternativi. Questi spesso sono i ricavi dalla vendita degli spettacoli o entrate proprie, il che implica lo svolgimento di altre attività oltre quella di produzione teatrale, altre attività che possono essere svolte sempre all’interno dell’ambito del comparto, o in altri settori (come accade per il 33% degli intervistati). I ricavi propri coprono il 50,1% delle entrate contro il 49,9% delle entrate attraverso contributi istituzionali. Tra i contributi istituzionali, i contributi regionali sono quelli che operano una maggiore incidenza sulle economie delle imprese, soprattutto al Nord.

A questo punto è bene ricordare che l’inchiesta non è rivolta ad un settore specifico dello spettacolo dal vivo; nel caso in cui questa fosse volta a monitorare unicamente le realtà della scena contemporanea avremmo infatti modo di credere che l’incidenza del finanziamento istituzionale presenterebbe una percentuale ancor minore.
I dati che emergono con maggiore urgenza poiché richiamano, anche senza bisogno d’essere analizzati, la necessità di un’azione direttamente rivolta al welfare, sono quelli che riguardano l’età media di inizio attività e la retribuzione media di chi opera nel settore: ambedue molto più basse rispetto alla norma degli altri ambiti lavorativi. L’inizio dell’attività si attesta infatti attorno ai 24 anni e il 54% dei rispondenti al questionario dichiara di guadagnare meno di 10.000 euro l’anno.
Altri dettagli dimostrati dall percentuali: le differenze geografiche di diffusione dei lavoratori dello spettacolo; le condizioni contrattuali e retributive; il numero di giornate lavorative e la distribuzione delle ore rispetto alle diverse mansioni oltre a quelle artistiche (tra queste quella che occupa più tempo è l’attività organizzativa/amministrativa); i canali di comunicazione utilizzati per il reperimento di informazioni in merito ad opportunità lavorative (notiamo a tal proposito che il tradizionale metodo del “passaparola” rimane ancora ancora quello più utilizzato).

La ricerca è uno strumento necessario allo sviluppo positivo del contesto in cui agiscono e di cui si nutrono le arti performative in Italia, l’analisi dei dati non deve però trasformarsi nello scopo dell’inchiesta. Ovvero: l’indagine fin qui condotta con dovizia di dati e grande generosità da parte dei promotori e degli aderenti all’iniziativa – va ricordato che la ricerca è totalmente finanziata dagli operatori che hanno aderito al progetto – permette alle evidenze che caratterizzano il campo d’indagine in questione di emergere con maggior forza grazie all’oggettività e alla crudezza del dato numerico.
A partire da ciò pensiamo che, al fine di formulare un pensiero e di un’azione “poetica e politica insieme”, sia giusto proseguire nella ricerca innestando l’analisi dei dati all’interno di un orizzonte d’indagine che tenga conto delle poetiche e delle forme di linguaggio di cui sono testimoni coloro a cui il questionario è rivolto, ovvero i protagonisti della scena performativa italiana.
Nel perseguire un tale scopo l’anonimato di cui godeva chi rispondeva al questionario, che in un primo momento è stata la condizione che ha permesso di denunciare senza timore né pudicizia la realtà delle condizione lavorative, dovrebbe essere abbandonato a favore invece di una focalizzazione non solo sui dati anagrafici che accompagnano questo o quel dato, ma anche una serrata analisi delle tipologie di linguaggi, le estetiche e le pratiche e il grado di ricerca cui esse vengono sottoposte.

Bisognerebbe essere in grado di analizzare i dati numerici decodificando allo stesso tempo il tipo di segno di cui è portatore il fenomeno artistico a cui i dati fanno riferimento. Le estetiche non sono mai slegate da un proprio contesto economico, ed è dall’analisi approfondita dei linguaggi che è possibile prospettare quali siano le possibili linee di sviluppo in termini materiali (e indirettamente poetici) di una tipologia di espressione artistica che sfrutti l’interrelazione di determinati linguaggi.
A ciò aggiungiamo che, senza soffermarsi unicamente sulle condizioni lavorative in termini finanziari e legali, per intercettare la dimensione artistica sarebbe necessario rivolgere l’attenzione anche alle tipologie di circuiti, ai tempi e agli spazi occupati dalle diversetipologie di espressione artistica nell’ambito delle arti performative. Ci si renderebbe conto della profonda relazione che intercorre tra le condizioni economiche, i segni poetici e gli spazi politici e culturali occupati.
Provando magari a condurre separatamente, anche se a confronto, un’indagine sulla scena contemporanea e una sulla scena tradizionale. Uno sguardo in grado di indagare contemporaneamente gli aspetti gestionali e quelli, non meno materiali, che riguardano le poetiche è forse ciò di cui avremmo bisogno.

Chiara Pirri

Vai al comunicato stampa con il pdf dei risultati completi

Comments
  • ugo bacchella 14 dicembre 2011 at 17:40

    Grazie della precisione e chiarezza con cui ha restituito non solo i risultati ma anche obiettivi e spirito. Assolutamente condivisibili i suggerimenti per gli approfondimenti futuri. Ci proveremo!

  • Chiara 15 dicembre 2011 at 11:56

    Ma grazie a voi per il vostro lavoro! Spero ci sarà una nuova occasione di discussione.
    Chiara Pirri

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