Teatro NEWS – Santarcangelo 2012/2014: aria pubblica

La giovane curatrice teatrale Silvia Bottiroli è il nuovo direttore artistico del Festival di Santarcangelo, con nomina triennale. Al suo fianco due codirettori, Rodolfo Sacchettini e Cristina Ventrucci, che con lei hanno composto il coordinamento critico-organizzativo del triennio appena concluso.

Santarcangelo 2012/2014: cambiamento e continuità

Nominata la nuova direzione artistica del Festival di Santarcangelo, che sarà guidato nei prossimi tre anni da Silvia Bottiroli, giovane curatrice, studiosa e organizzatrice di teatro che al Festival ha lavorato per diversi anni, da ultimo nel triennio appena concluso. Al suo fianco, in qualità di codirettori, Rodolfo Sacchettini e Cristina Ventrucci, a loro volta componenti del coordinamento critico-organizzativo di Santarcangelo 2009-2011.

L’immagine è quella di un collettivo di curatori capace di accogliere e mettere in relazione aree di pensiero e pratiche artistiche differenti, e anche di praticare una modalità di lavoro comune fondata sul confronto orizzontale, sulla complementarietà dei punti di vista e delle competenze, sul dialogo come strumento di radicalità. Dopo aver sperimentato nel triennio precedente un modello inedito di direzione che ha visto compiersi un progetto guidato da tre artisti (Chiara Guidi, Enrico Casagrande, Ermanna Montanari), con questa scelta orientata su un gruppo critico guidato da una giovane figura femminile il Festival si conferma terreno di sperimentazione di nuovi orizzonti per la costruzione di contesti teatrali.

Lo sguardo plurale e aperto che dispiega la costruzione del triennio 2012-2014 è forte anche della relazione con importanti figure artistiche a cominciare dalla compagnia Motus, con la quale Santarcangelo dei Teatri inizia un percorso triennale, legato al progetto “Making the Plot / Motus 2011-2068” di cui Santarcangelo 41 ha già presentato il primo evento nel luglio scorso e che sarà declinato nei prossimi tre festival attraverso la cura di contesti specifici.

Roberto Naccari, da pochi mesi presidente di Santarcangelo dei Teatri, dichiara: “La nomina di Silvia Bottiroli è una scelta di continuità e rinnovamento al contempo. Il Festival esce da un triennio molto positivo che ha concorso a consolidarlo e a rimetterlo in carreggiata dopo un periodo difficile. Il coordinamento critico-organizzativo, di cui Silvia Bottiroli ha fatto parte assieme a Rodolfo Sacchettini e Cristina Ventrucci, è stato fondamentale nell’affiancamento dei tre direttori artistici che si sono succeduti alla guida del Festival negli ultimi tre anni ed è un bel segno il loro proseguire in un percorso comune. Accanto a loro la presenza di Motus con un progetto fortemente caratterizzante come “Making the plot” che rimarca come questo nuovo progetto triennale rappresenti un’evoluzione del percorso intrapreso nel 2009. La scelta di porre alla guida del Festival una validissima figura di critico, studioso e operatore del teatro che all’interno del Festival di Santarcangelo è cresciuta professionalmente e che pertanto può vantarne una conoscenza profonda, sottolinea a mio avviso come questo Festival sia oggi in grado di trarre dalla propria storia le figure in grado di guidarlo verso il futuro. Questo aspetto, insieme alla scelta di una direzione artistica molto giovane e declinata al femminile, rappresenta un’unicità nel panorama teatrale italiano di cui Santarcangelo, dopo oltre 40 anni di vita, dimostra così di rappresentare uno dei principali punti di riferimento”.

Aria pubblica

“L’idea è di un Festival che allarghi lo spazio della relazione tra artista e critico-curatore, aprendola anche a cittadini e spettatori: un Festival in cui passi tanta aria, ‘aria pubblica’ (secondo l’espressione della poetessa Patrizia Cavalli) dove la piazza, che del Festival è l’emblema, sia intesa come spazio da condividere e non da riempire” scrive la direzione artistica. “Intendiamo costruire innanzitutto un campo discorsivo per il teatro e la città, vale a dire un pensiero critico sul quale possano poggiare e radicarsi diverse aree di azione. Agli artisti chiederemo di abitare Santarcangelo e il Festival, con progetti articolati e di lungo periodo, privilegiando l’approfondimento al mero consumo culturale, e invitando lo spettatore-cittadino a fare esperienza della creazione artistica. Al centro della nostra riflessione vi sono le nozioni di comunità, di pratica, e di vulnerabilità: il Festival come luogo del fare, e del fare insieme, e come spazio dell’esporsi all’altro, allo sconosciuto, all’incolto o all’incontrollabile anche, insomma all’umano”.

Zona_Motus

Motus svilupperà nel triennio 2012-2014 Zona_Motus, progetto artistico di residenza creativa, legato a “Making the Plot /Motus 2011-2068”. Durante il festival prenderà vita un “campo effimero”, una sorta di “Hostel”, abitato e gestito da collettivi d’artisti, anche con il concorso di architetti, scenografi e disegnatori del territorio. Una “zona” che funziona secondo modalità eterotopiche, da “visitare e vivere”, soggiornandovi per condividere, con performer, scrittori, documentaristi, giornalisti, pensatori e cittadini provenienti dall’area mediterranea, in particolar modo da paesi in cui sono in atto processi di radicale trasformazione politica e culturale, dal Maghreb alla Spagna, all’area balcanica, le loro personali esperienze artistiche e di vita.

Un Festival lungo un anno

Il triennio 2012/2014 guarda con determinazione alla crescita di un moto di ricerca permanente nello spazio tra i tre Festival, che si snodi in incontri con spettatori “speciali”, laboratori aperti, residenze artistiche, atti di generosità culturale e iniziative di mobilità per artisti e pubblico, con l’allargamento del raggio d’azione a un territorio più vasto, esteso alle tre province romagnole e in dialogo con altri centri regionali, nazionali ed europei.

Si tratta di alimentare il terreno culturale necessario a un Festival che vuole guardare a ciò che oggi è essenziale per la vita civile e culturale del paese, mettendo in discussione gli standard stessi sui quali l’industria culturale, anche quella legata all’area della sperimentazione e del nuovo, è normalmente misurata e valutata. La costruzione di un’architettura temporale che, pur trovando nelle giornate di Festival un apice e una intensificazione, si sviluppi nell’intero arco, risponde alla volontà di avventurarsi in territori nuovi, uscire dal recinto rassicurante della produzione di spettacolo contemporaneo e farsi strumento e voce di una domanda più ampia.

Individuare questa essenza è il fine ultimo di una ricerca che avrà come sue priorità la relazione diretta con gli artisti e con i cittadini, il valore attivo e vitale della memoria, l’immaginazione e la furia dell’infanzia. Di fronte a un disorientamento generale si vuole guardare a ciò che oggi è necessario ed essenziale per provare a indicare delle piste e a stimolare un’immaginazione rispetto al futuro: da una parte la memoria, come valore attivo e vitale – si pensa a dei “focus” su artisti del passato o artisti dalla lunga storia (rimettendo in circolo materiali e stimolando confronti) – dall’altra l’infanzia, come attenzione a “ciò che rimane” e dunque alle ricerche che è importante trasferire al domani. Si guarderà dunque alle esperienze che si stanno confrontando in modo artistico e radicale con la furia dell’infanzia, allargando l’orizzonte anche ad esperienze europee.

Altre direzioni prioritarie saranno l’intensificazione delle relazioni internazionali e degli interventi nello spazio pubblico; la produzione di materiali teorici e documentali, la condivisione di spazi e mezzi.

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