C’è il Teatro Furio Camillo, dietro il Vecchio Marinaio di Teatro Caverna

Il tempo passa per tutti, si sa. Ma ci sono luoghi di cui non accettiamo la decadenza, perché li trattiamo per anni come fosse casa nostra e vederli ridotti in uno stato affaticato colpisce al cuore, fa ripensare gli anni trascorsi lì con gli amici, a ridere parlare inventare: e fare teatro. È con questo spirito un po’ commosso che la Roma teatrale si chiede oggi che fine abbiano fatto tanti luoghi che la memoria pian piano ci sta cancellando (là dove riesce), vorrei dire ‘sostituendo’ come forse sarebbe anche normale, ma la stretta sugli spazi e sui luoghi d’aggregazione sociale di questi tempi non mi permette simile ricambio verbale. Tale è stato il destino di alcuni spazi, secondo una mappa che sappiamo come le formazioni del calcio vintage: dall’Astra all’Angelo Mai, poi il Rialto e addirittura il Valle in cui si oppone una forte resistenza, oggi questo agghiacciante tentativo di serrare un luogo che negli ultimi tempi sta diventando vivo di persone e catalizzatore di creatività artistica: la Riunione di Condominio di San Lorenzo, minato da ingiunzioni di chiusura e salassi economici esorbitanti. Ma ci sono spazi che si sono disgregati invece con inesorabile erosione, pian piano hanno perduto terreno o voglia di rappresentare un fatto concreto, così che trovarli oggi ha il sapore angoscioso di quel che sembra andarsene e quasi non lasciare traccia. È con questa sensazione che si entra al Furio Camillo oggi, per una prima teatrale di una compagnia bergamasca, Teatro Caverna, che sarà in scena per tutta una settimana in un luogo in cui riconoscono una certa familiarità del passato, ma che a questo debutto non offriva più dello spazio: presenti in sala un critico (me), l’organizzatrice di compagnia e due suoi amici giunti a sostegno, che non si aspettavano di darlo da soli. Del teatro era presente una persona al botteghino, nessun altro all’accoglienza di ospiti giunti da lontano e che di certo avevano sperato in qualcosa di diverso.

Due gli spettacoli che la compagnia ha portato in questo spazio: il primo dal nome I’m ant you è per un solo spettatore e dura dodici minuti, alternandosi ogni giorno dalle 18.15 in poi, mentre l’altro lavoro è La ballata del vecchio marinaio, di Samuel Taylor Coleridge, portata in scena da Damiano Grasselli, con la sua interpretazione e con la cura del suono di Jayanta Ferrari e Tommaso Mangione. Del primo non si darà conto, per il difetto di non aver partecipato, mentre si dirà di quel capolavoro della poesia romantica che è la lirica di Coleridge. Grasselli ne propone una chiave accentratrice: inchiodato su una sedia, incatenato è il caso di dire visti i ferri che porta alle caviglie, in abito bianco e attorno un velo trasparente che lo chiude in un cerchio, lo stesso telo è poi alle sue spalle teso a schermo; fumo attorno e capelli lunghi, neri, sciolti davanti agli occhi, due microfoni di fronte, il primo per il monologo, il secondo per la voce del giudizio, altri due microfoni alle spalle dove far intervenire le voci lontane degli incontri, di questa splendida, onirica avventura marinara. I rimandi sonori sono di stampo classico, legati soprattutto a suoni ambientali di mare, vento, canti di uccelli in volo, ad essi aggiungendo suoni sinistri di atmosfere fantasmatiche; anche la luce segue il corso del viaggio, tra lampi tempestosi e soffuse presenze più astratte. La messa in scena è di tipo sperimentale, di certo, ma la cui ricerca ad oggi è abbastanza normalizzata e divenuta categoria storica, di contro però vive un buon ritmo e una qualità di stampo radiofonico che non dispiace, uniti a una chiarezza d’intenti e di obiettivi che sono fin da subito concreti. Sarà in scena per ancora qualche giorno. O vorrebbe esserlo, se qualcuno andrà a vederlo, tornando in una sala che ha perduto un po’ la bussola della rotta, proprio come il vecchio marinaio del racconto è rimasto intrappolato nelle insidie del ghiaccio e nel vortice della tempesta. Spetta a noi tutti fare in modo che torni indietro, a raccontarci di nuovo le sue gloriose avventure.

Simone Nebbia

in scena fino al 6 novembre 2011
Teatro Furio Camillo [cartellone 2011/2012] Roma

La ballata del vecchio marinaio
ORE 21.00 da MARTEDI AL SABATO
ORE 18.00 DOMENICA
Di S.T. Coleridge
Uno spettacolo di Teatro Caverna
Con Damiano Grasselli

Comments
  • daniele t. 3 novembre 2011 at 23:02

    fossi a roma verrei senz`altro. per principio. Sono contento che qualcuno si sia preso la briga di dire disdicevole evidenza. bravo.

  • stefano 5 novembre 2011 at 15:30

    chiediamoci anche come i teatri gestiscono le stagioni. se si imepgnano effettivamente in una promozione degli spettacoli in “cartellone”, per salvaguardare se stessi e gli spettacoli che fingono di ospitare. Molti teatri romani, ma non credo solo a roma, sono in realtà affittacamere. a rimetterci poi sono gli artisti e le compagnie!

  • TEATRO FURIO CAMILLO 7 novembre 2011 at 21:22

    RISPOSTA ALLA RECENSIONE DI NEBBIA

    Con la presente , il teatro Furio Camillo nella persona di Claudia Gatti e Benedetta Pontellini rappresentanti la nuova gestione dello stesso intende replicare alle considerazioni mosse dal critico d’arte Sig. Simone Nebbia in occasione della recensione dal titolo “C’è il Teatro Furio Camillo, dietro il Vecchio Marinaio di Teatro Caverna”.
    La critica muove dalla considerazione oggettiva del fatto che il sig. Nebbia fosse presente in occasione della prima teatrale di una compagnia bergamasca Teatro Caverna, con la messa in scena dello spettacolo dal titolo la Ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge di Damiano grasselli e cura del suono di Jayanta Ferrari e Tommaso Mangione. Si tratta dell’unica presenza del critico da quando è iniziata la stagione teatrale del teatro Furio Camillo. Elemento questo non di poca importanza ai fini di un’attendibilità oggettiva e reale di quanto sostenuto dal critico nella recensione in ordine ad una sola circostanza negativa, rispetto ad un’intera stagione teatrale in atto.
    In realtà sembra da come si evince dalla recensione che fosse presente solo lui, il critico a parte qualche sostenitore della compagnia…insomma un’atmosfera angosciante entrare al Furio Camillo oggi. Non si comprendono le ragioni per cui il Sig Nebbia abbia palesato la “decadenza”del Furio Camillo in occasione di un unico spettacolo sicuramente non andato bene, malgrado gli sforzi,, rispetto ad un’intera stagione teatrale che ha registrato e sta registrando tutt’ora la partecipazione del pubblic. Sono stati utilizzati aggettivi nella recensione come , erosione, sapore angoscioso decadenza del Teatro Furio Camillo, e dunque considerazioni personali che hanno provocato disanimo all’interno della nuova gestione, la quale non ha dedotto la costruttività della critica stessa ma un intento meramente defatigatorio e privo di una reale conoscenza della realtà complessiva.Infatti la stagione teatrale del Furio Camillo da quando è cominciata a partire dal mese di settembre , ha registrato il tutto esaurito in occasione di numerosi spettacoli tra i quali citiamo Aggiungimi, La Piccola città, Barricata, Baccanti.Di queste esperienze positive e gratificanti nulla risulta scritto da parte del Nebbia. È evidente come in realtà sia insito nel critico un animo tendente a vedere quello che non va, ma d’altra parte una critica positiva non farebbe notizia rispetto ad una priva di buon senso che suscita malcontento fra gli stolti!
    Fare di tutto un ‘erba un fascio, come in gergo si suol dire, non aiuta chi come noi, trovandoci immerse nella nuova realtà di gestione con tutte le difficoltà e ostacoli che ogni giorno si trova ad affrontare, deve altresi’ far fronte ad una recensione che deduce da un unico episodio, sicuramente s poco gratificante anche per chi lavora dietro le quinte, l’esito fallimentare, o meglio la decadenza a cui sta andando incontro l’intero teatro Furio Camillo.
    La libertà di manifestazione del proprio pensiero è sicuramente un valore riconosciuto e garantito, ma incontra dei limiti quando tende a ledere e/o compromettere la reputazione dei destinatari del pensiero stesso, come accaduto a seguito della recensione pubblicata dal critico sig. Nebbia Simone.
    Risultano documentalmente provate le conseguenze di quella che è stata una recensione che ha provocato ulteriori lesioni allo stessa gestione del teatro Furio Camillo, che si è vista annullare un contratto per la messa in scena di uno spettacolo teatrale a seguito della pubblicazione della recensione. È’ Pubblicità negativa e nefasta, dettata da un animo critico per nulla attendibile, costatata l’unica presenza del Nebbia a quel solo unico spettacolo che non ha dato i suoi frutti, malgrado gli sforzi. Una critica la si può considerare tale quando presuppone una conoscenza profonda della realtà che si descrive ; non si comprende in realtà perché il Nebbia abbia preso di mira quella circostanza in cui lui stesso era presente senza darsi l’opportunità di ricredersi partecipando ad altri spettacoli dall’esito positivo ed entusiasmante.
    Con la presente si invita pertanto il sig Nebbia, quale critico stimato e conosciuto,a seguirci nelle numerose attività inerenti la gestione del Teatro, in modo tale da poter sviluppare una visione larga e non semplicemente di circostanza delle cose .Lo si invita ad avere un animo più libero, paziente e aperto al cambiamento. Solo se potrà seguirci in questa nuova avventura da noi intrapresa con coraggio ed entusiasmo potrà maturare maggiore consapevolezza delle sue riflessioni ritenute ad oggi limitanti e limitative.
    Solo un atteggiamento più fiducioso nella vita riuscirà ad attenuare questa sua insaziabile nostalgia del passato ..di quello che è stato…per aprire gli occhi su quello che ancora si può e si potrà fare nel mondo del Teatro Furio Camillo. Noi ci crediamo e siamo piene di rigore entusiasmo e voglia di fare, nonostante la fatica e le critiche non sempre ritenute costruttive. Il teatro Furio Camillo non arresterà la sua corsa verso le emozioni più profonde che sarà disposto a regalarci. .Dietro alla nuova gestione si nascondono forza entusiasmo rigore e voglia di far rivivere una Parte della Roma teatrale in quello che è stato e continuerà ad essere non solo un luogo di memoria, ma un’opportunità ancora viva e attuale per chi sogna di esprimere la sua arte, il suo talento, la sua vita su un palco.
    Il teatro Furio Camillo si riserva importanti sfide da affrontare a dispetto dei soliti luoghi comuni defatiganti e deludenti, in un ottica completamente aperta a promuovere e sensibilizzare una mentalità giovane, intraprendente, che ha come obbiettivo la comunicazione, la partecipazione e la condivisone delle energie insite in ognuno di noi.

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