A Drodesera Si suSSurra riscossa… Intervista ad Androgynous

Si suSSurra riscossa - Androgynous

Quando si è appena concluso il festival Drodesera 2011, intervistiamo Martina Ranedda e Micol Marchi, vent’anni, in arte Androgynous, all’indomani del loro Si SuSSurra riscossa, performance sul Paradiso Perduto di Milton.

Da quanto tempo lavorate insieme e come vi siete incontrate?
Ci conosciamo dai tempi dell’asilo, ma abbiamo iniziato a lavorare insieme solo due anni fa. La nostra prima performance, Ancora un respiro, è stata presentata durante la trentesima edizione del festival Drodesera. Si trattava di un lavoro poco più breve di questo, della durata di otto minuti.

Quale è stata la vostra formazione e come avete incontrato il festival?
Frequentiamo il festival da quando siamo piccole perché i nostri genitori lavorano qui quindi abbiamo avuto la possibilità di fare vari laboratori, ad esempio con Teatro Sotterraneo e Pathosformel.

Quale è stato il processo di creazione di quest’ultimo lavoro, Si SuSSurra riscossa: come nasce l’idea e da questa come si costruisce la visione?
L’idea nasce da Paradiso perduto di John Milton, che è un testo che ci appassiona molto. Abbiamo deciso di concentrarci sulla figura dell’eroe luciferino rivisitata da Milton. Satana non viene più visto come origine di ogni male ma come figura sublime, magnifica, che decide di non sottostare ad un Dio che considerava tiranno e quindi di non sottomettersi.
Siamo partite dal testo per poi lavorare sulle immagini. Volevamo focalizzare i due aspetti di Lucifero, pertanto abbiamo creato due immagini: una ragazza a terra e incatenata rappresenta l’aspetto malvagio, animalesco; l’altra figura, sempre femminile, ne è invece la parte orgogliosa, ribelle, sublime. Ha un aspetto regale, veste l’armatura, il mantello, sale le scale e si avvia a ribellarsi a Dio e ferirlo.
Anche dal punto di vista scenico la figura spirituale è più in ombra, perché la parte più sublime di Lucifero normalmente non è riconosciuta.

Eppure identificavo la prima figura con una vittima più che con un essere malvagio.
In effetti io sono anche una vittima perché sono la figura segregata, punita dal divino dopo la battaglia che avviene in cielo tra gli angeli che cadranno all’Inferno, evocata dalla lotta di luce all’inizio e dalla caduta del mio corpo che si ritrova a terra.
La figura della guerriera con i capelli incollati sul viso come un elmo è invece la parte che cerca di liberarsi da quest’inferno e ribellarsi.

La creazione è collettiva?
Generalmente dopo aver letto e analizzato il testo lavoriamo sulle immagini, ci confrontiamo subito e lavoriamo sempre insieme.

Come il desiderio di ribellione adolescenziale, che in modo evidente vi rappresenta e si rispecchia in immagini che creano un universo d’intimità, incontra quello sociale, a cui le vostre parole sembrano alludere?
Abbiamo voluto attualizzare il testo di Milton. I costumi che usiamo appartengono alla nostra adolescenza. Questo perché questo sentimento di riscossa ci appartiene in quanto adolescenti partecipi di una società e di un periodo storico difficile.
Il desiderio di rivolta l’abbiamo vissuto recentemente con il problema delle riforme dell’ordinamento scolastico e lo viviamo ora in un orizzonte più ampio.

Lavorate con qualcuno nella creazione dei costumi, delle luci?
Creazione e costumi sono nostri, mentre Fabio Sajiz ha creato le luci. Lui è stato un importante punto di riferimento. Inoltre abbiamo la fortuna di poterci confrontare con Barbara Boninsegna, Dino e Virginia Sommadossi, che ci aiutano molto.

Chiara Pirri

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