La palestra: Veronica Cruciani mette in scena la cronaca tragica di Giorgio Scianna

Fate incontrare un romanziere, Giorgio Scianna (Fai di te la notte, 2007 e Diciotto secondi prima dell’alba, 2010), con una tematica attualissima in tempi di sovraccarico sessuale come i nostri, fategliela pensare per il teatro. Fate sì che i personaggi si trovino a dover fuggire dalla mente dell’autore per agire sulla scena avendo dunque come strumento principale il dialogo, imponendosi così di vestire quegli abiti da dramma borghese che la storia del teatro cerca da più di mezzo secolo di riporre in naftalina. Ora mettete tutto ciò nelle esperte e abili mani di Veronica Cruciani, “portatrice sana di tradizione orale”, fatele scegliere tra i migliori attori che possiate trovare su piazza (Filippo Dini, Fulvio Pepe, Alvia Reale, Teresa Saponangelo). Datele la possibilità di abbandonare il luogo deputato al Teatro, proprio quella scatola nera dove il dramma borghese rinnova la propria finzione di sera in sera; potendo, la Cruciani sceglierà una palestra per questa sua nuova produzione (presentata a Inequilibrio 2011 e presente nel maggio prossimo del Teatro India), un vero edificio scolastico fatto di panche, quadri svedesi, ostacoli, tappeti di gomma e palle mediche, facendo così coincidere lo spazio diegetico con quello scenico. L’esperimento mimetico è servito e con esso pure la dura realtà con cui siamo costretti a convivere tutti i giorni rimanendo attoniti davanti alle pagine di cronaca dei giornali.

D’altronde il titolo dello spettacolo è La palestra appunto, quasi a far intendere che sia lo spazio stesso a inghiottire le vite dei personaggi, a condizionarne scelte e futuro dopo il passaggio all’interno di quell’edificio. E’ lì che tre ragazzi ai primi anni delle scuole superiori (Scianna non rivela di pìù facendoci intendere solo una possibile collocazione geografica milanese) stuprano una loro compagna di classe, ed è lì che i genitori accecati da un egoismo animale violenteranno le proprie coscienze modificando per sempre le rispettive vite.

Se il mezzo del racconto fosse il cinema e l’autore delle immagini Gus Van Sant qualunque problematica inerente al realismo andrebbe a sciogliersi in un montaggio che fa della digressione sul particolare e sulla pluralità dei punti di vista la detonazione stessa del reale. La linearità per la quale tempo del racconto e tempo scenico coincidono verrebbe interrotta, riannodata e ricodificata secondo meccanismi più plausibili dilatando emozioni e ragionamenti su singoli personaggi e tragici atti. Ma il teatro lo sappiamo vive di altre logiche e in questo caso testo, attori e spazio sono gli strumenti imprescindibili del linguaggio. La credibilità del fatto scenico – e di conseguenza narrativo – è naturalmente il risultato di una radicalizzazione della credibilità dei singoli elementi. Nonostante la vicinanza degli attori al pubblico, la scelta iperrealistica dello spazio scenico e l’eccellenza degli interpreti, la plausibilità del racconto è messa a dura prova dalla concatenazione stessa degli eventi sin dall’inizio scritta per svilupparsi in un finale più tragico del suo stesso incipit.

Andrea Pocosgnich

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Compagnia Veronica Cruciani
La palestra
di Giorgio Scianna
regia Veronica Cruciani
con Filippo Dini, Fulvio Pepe, Alvia Reale, Teresa Saponangelo / ginnasta Giada Regoli
scene e costumi Barbara Bessi / disegno luci Gianni Staropoli / video Marco Santarelli
organizzazione Compagnia Veronica Cruciani e Pav / distribuzione Pigrecodelta
in coproduzione con Armunia / in collaborazione con Teatro di Roma
prima nazionale / durata 90’

prossime date:
maggio 2012 – Teatro India