Tra performance e immagine – una conversazione con Maria Paola Zedda

Maria Paola Zedda in Requiem_fase 2 ph.Andrea Coppola

In attesa di “Bestiale Improvviso – Sovrapposizioni di Stato”, l’osservatorio critico “Sguardi Istantanei” è lieto di inaugurare la sua attività attraverso una conversazione con Maria Paola Zedda. Un focus sul festival per raccontarne origini e concept.


Istantanee: come nasce il festival e da cosa trae spunto?

Sono partita da una citazione di Philippe Dubois. Nel saggio Video e scrittura elettronica – La questione estetica, pubblicato nel libro Il video a venire a cura di Valentina Valentini (Rubbettino Editore), lo studioso parla della differenza tra inquadratura ed immagine nel cinema. L’inquadratura definisce uno spazio unitario ed omogeneo, il video digitale, invece, crea uno spazio moltiplicabile ed eterogeneo che Dubois chiama immagine.
Quando penso al rapporto tra performance e immagine mi riferisco ad uno spazio eterogeneo inserito in un’unità di tempo. Il fondamento classico della tragedia, ovvero l’unità di spazio/tempo/azione, viene traslato in un territorio totalmente eterogeneo e fuori fuoco in cui la visione si moltiplica all’interno di se stessa. È come quando si fa uso di una telecamera digitale con il fuoco automatico: ogni minimo movimento comporta una variazione, un cambiamento della scena e crea aperture verso nuovi territori linguistici…

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A cura della redazione Sguardi Istantanei

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