IL TEATRO CHIEDE SPAZIO!

Ai signori operatori del teatro romano

Gentili tutti e tutte,
con l’emergenza l’arte si genera, nell’emergenza l’arte è viva. Ma lo stimolo della necessità è nobile quando nella necessità stessa non si inabissa, come purtroppo chi si vuole provare all’arte, in questa città, s’è costretto a fare: la mancanza di spazi e di opportunità è diventata un pozzo buio oltre il suo fondo, le prospettive stanno sempre più relegando i semi della creatività dentro la più angosciante logistica:

il Teatro di Roma non ha ancora reso apprezzabile il percorso che intenderà prendere, nel tempo che seguirà la fresca nomina del nuovo direttore di teatri cruciali come Argentina, India, Quarticciolo, Tor Bella Monaca;

il Teatro Valle – orfano dell’ETI – continua le sue stagioni monografiche di grande valore ma pecca nei confronti delle realtà emergenti, cui non può più far fronte come invece con il bando dedicato del soppresso Ente Teatrale e si avvia a un futuro che si prospetta davvero poco roseo, sospeso tra soluzioni in cui ci si affretta a scorgere il male minore;

alcune forti realtà produttive come la Fondazione Romaeuropa stanno affrontando difficoltà nel rischio di veder cancellato il grande lavoro fatto in 25 anni di presenza sul territorio e come organo di diffusione verso il mercato estero;

l’assenza di un luogo come il Rialto Santambrogio – che già alcuni stentano a ricordare, ma che è stato il simbolo di una generazione e di un ambiente mai così vivo negli ultimi anni – si fa sentire in molti settori della produzione teatrale, dalla ricerca alle prove, dalla fruibilità alla messa in scena; gli altri spazi sociali non si trovano a poter garantire – per molti motivi – lo stesso ruolo di veicolo indispensabile;

alcuni spazi privati, già esistenti e forti di una programmazione consona alla loro nascita, hanno negli ultimi anni virato verso l’ascolto di questo ambiente rimasto orfano di
riferimenti, diventandone interlocutori più per necessità che per reale ricerca di
condivisione;

alcuni luoghi non nati con la vocazione teatrale si stanno confermando invece come luoghi di un certo peso, per la garanzia di una programmazione che in altre città – o in situazioni diverse – non avrebbero avuto.

Inoltre c’è un grande movimento non solo di artisti o operatori, ma anche critici, giornalisti, semplici appassionati, che attende da anni di non denunciarsi come morente, perché è vivo e vuole
dimostrarlo.
È proprio per questo che crediamo si debba essere in grado di rilanciare, mentre invece tutto volgerebbe alla resa: ci sono spazi a Roma che pochissimi conoscono, sociali, privati o in parte pubblici, con cui è bene iniziare a confrontarsi, conoscerci, superare la ritrosia della concorrenza e vivere la comunitaria opportunità della collaborazione, c’è un intero ambiente che vorrebbe far risuonare il disaccordo con la gestione amministrativa del mondo culturale, che vorrebbe rintracciare alcune semenze disperse di una rinascita e impiantarle in una placenta che sappia farle germinare.
Da questo spunto, da questa esigenza nasce l’idea di incontrarci, portarci idee di condivisione, far riaffiorare certe vecchie ma sempre attuali possibilità di rete:

l’appuntamento per tutti gli operatori, le compagnie, i mestieri attorno al teatro è per una tavola rotonda sabato 12 marzo 2011 alle ore 17,30, nella sala del Teatro Arvalia, all’interno della rassegna Ubu Rex II, promossa dal Consorzio Ubusettete. Il teatro chiede spazio? Proviamo a trovarne qualcuno, che sia rispetto del valore dell’arte.

La redazione

Teatro Arvalia
Via Quirino Majorana 139
Roma

Leggi l’intervista al consorzio Ubusettete