La scuola delle mogli al Teatro Valle: Malosti prende Molière per le corna. Del cervo

È davvero incredibile come, in pochi giorni, l’influenza dei giochi politici attorno alle spartizioni di luoghi di cultura (che smettono così nell’immediato di essere tali) riesca ad influenzare una programmazione in corso d’opera. Ovvio che questo non è avvenuto, ma la suggestione è grande a trovare sul palco del Teatro Valle, al centro di numerosi movimenti di pedine e in procinto di passare – nell’ipotesi migliore – sotto l’egida del Teatro di Roma, uno spettacolo come La scuola delle mogli di Molière, per la regia di Valter Malosti, ossia una messa in scena come le tante che sto accuratamente evitando di andare a vedere al Teatro Argentina, parte per boicottaggio di un sistema che ha tagliato ogni legame effettivo con la città teatrale, parte perché non ho notato, alla lettura anche pregiudiziale dei programmi, di perdere poi troppo più del tempo che passerei seduto in poltroncina. Quest’anno ho scelto di andare al Valle, con costanza, premiando lo sforzo di un gruppo di lavoro che ha portato a Roma le stagioni monografiche di grandi maestri, una goduria per gli appassionati, lasciando all’Argentina di ammuffire, trascinando con sé quel poco di buono ch’era stato, in questi anni, il Teatro India precocemente invecchiato.

Questo Molière di Malosti ha una pianta circolare, una scacchiera di dama tonda e prospetticamente inclinata, con dietro un grande portone finestrato e – nel mezzo – un’enorme radice di quercia. Sul lato di destra: un cervo imbalsamato, riprodotto per l’occasione. La mia speranza, fin dal principio, è quella di non essere incorso nella banale riproduzione di un gioco attorno al tradimento, con la più triviale e abusata delle didascalie: il cervo con le corna. La stessa speranza abbandonò il cronista a tre quarti spettacolo, quando ormai palesemente il cervo non aveva offerto altra prova che quella decorativa, peraltro magistralmente interpretata. L’evidenza negativa del lavoro è profondamente legata a scelte di regia in molti casi infondate (le finte risate da sit-com, su tutto) e di un gusto trash poco intrigante (per esempio forse non era il caso di salutare l’entrata in scena del secondo atto con una serie distruttiva di peti, non perdendo nemmeno di inclinare elegantemente il busto; oppure dialoghi del tipo: Voi mi amate? – Io sì e tu? – Io no – Troia, ecco, forse non credo siano da ritenere la massima elaborazione scenica dell’espressione testuale). Le parti migliori invece sono delegate a canzoni frizzanti, a una riscrittura sonora del testo – con inserti di francese maccheronico vicino a quello usato dagli attori italiani nella Parigi del ‘600 – la freschezza del pasticcio e di alcune interpretazioni ariose e leggere.

Dunque uno spettacolo non molto felice, che ha forse il maggior valore nel suo essere didattico, capace di restituire un testo in fondo senza troppe distrazioni; una regia in tono minore, è vero, per una messa in scena di sicuro non sorprendente né da poter definire magnifica, senza lampi di genialità ma non invasiva; penso tutto questo e non avrei da aggiungere altro, se non fosse che poco prima del finale, lo stesso Malosti alle prese con il vecchio Arnòlphe, assolve su di sé il compito di chiudere la farsa, accentrando l’azione su una canzone d’addio all’amata Agnès: un omaggio, mi dico, e va bene sta cantando in playback, che male c’è? sarà stanco…la canzone è brutta, ma non ne farò un dramma, in fondo non è che uno dei tanti finali consolatori e posticci alla Molière…ma di colpo la sveglia mi coglie sugli ultimi versi e cerco gli occhi del vicino di sedia come per chiedere Ma l’ha detto davvero? Ha davvero pronunciato in musica Tu ritornerai / ma non mi andrai / perché sotto non avrai / il codice penale (?). Fu così che il cronista tornò a vederci chiaro, dopo due ore, scoprì negli occhi vitrei e impauriti del cervo quella funzione negata, il suo ruolo di testimonianza, in fondo non più che lo specchio, della propria pia incredulità.

Simone Nebbia

dal 22 febbraio al 6 marzo 2011 – ore 20.45 ad eccezione dei giorni
27 febbraio e 2, 3, 6 marzo ore 16.45
1 marzo ore 19.00
Teatro Valle [vai al programma] Roma

Calendario spettacoli Valter Malosti
22 febbraio. 6 marzo LA SCUOLA DELLE MOGLI
7 marzo OMAGGIO A GIOVANNI TESTORI
8 marzo GIULIETTA VOX
9 marzo VENERE E ADONE

INCONTRI
24 febbraio, ore 18.00 LA PAROLA AGLI ARTISTI
2 marzo, ore 21.00 IL TEATRO IN DIRETTA

MOSTRA fotografica
durante la Monografia, nel foyer Teatro di Dioniso secondo Tommaso Le Pera

Molière
LA SCUOLA DELLE MOGLI
versione italiana e adattamento Valter Malosti
uno spettacolo di Valter Malosti
con Valter Malosti Arnolphe, alias Signore del Ceppo Mariano Pirrello Chrysalde, Alain, Valentina Virando Georgette, una vecchia, le massime, Giulia Cotugno Agnès, Marco Imparato Horace, Fausto Caroli Enrique, Gianluca Gambino Oronte, un notaio
scene Carmelo Giammello
costumi Federica Genovesi
scelte musicali Valter Malosti
musiche e voci Carlo Boccadoro, William Byrd, Guillaume Dufay, Murcof, Fantomas, Luc Ferrari, Ambrose Field, Giorgio Gaber, Dan Gibson, Vincenzo La Scola, John Lennon, Paul McCartney, David Lynch, Mc Solaar, Kijoshi Mizutani, Ennio Morricone, John Morris, Bruno Nicolai, Edith Piaf, John Potter, Giacomo Puccini, Alan Splet, Toru Takemitsu, Giuseppe Verdi, Chris Watson
suono GUP Alcaro
luci Francesco Dell’Elba
durata 2h con intervallo
Teatro di Dioniso – Fondazione del Teatro Stabile di Torino