Ricordati di chiudere bene la porta: ovvero un racconto civile senza il teatro di narrazione

Ricordati di chiudere bene la porta. Un consiglio, un ammonimento chissà quante volte ricevuto dai nostri genitori. Una di quelle frasi che all’interno nascondono tutta una seconda dimensione di preoccupazioni, timori, ma anche dimostrazioni di fiducia.
Quella frase la pronunciano pure in Palestina, i genitori con i propri figli, anche lì è parte di un vissuto familiare, poi arriva la guerra, i bombardamenti e frasi del genere quasi perdono quel mondo che prima nascondevano, così le finestre ad esempio si lasciano aperte perché altrimenti scoppiano a causa degli spostamenti d’aria provocati dalle bombe.

Muovendomi verso il Teatro Lo Spazio, caratteristico avamposto dell’arte inserito nei pressi del mercato di via Sannio (dove il giorno si urla all’offerta migliore e la sera il buio strappa via un po’ di silenzio per farne dono alla scena), pensando a uno spettacolo di Teatro Civile credevo di saper già cosa avrei visto. Mi aspettavo un teatro di narrazione strappalacrime o tutt’al più un serrato dialogo e un montaggio drammaturgico declinato a sintassi cinematografica. Fortunatamente la regista salernitana Nadia Baldi inserisce il testo, frutto anche di un periodo di ricerche sul campo, all’interno di una vitale partitura fisica. Quasi da subito le due attrici, Marina Sorrenti e Ada Totaro, impugnando uno spago elastico ridisegnano lo spazio scenico in una fitta rete. D’altronde la guerra per gli israeliani e palestinesi non è un po’ come una tela di ragno dalla quale è pressoché impossibile fuggire? Ma è anche la rete di relazioni che si incrociano, le vite delle famiglie, gli incontri. Come le vite anche gli amori possono incrociarsi. Ecco Amira, soldatessa israeliana, obbligata al servizio militare dal suo paese – due anni – in uno dei suoi raid, casa per casa a requisire appartamenti, a terrorizzare l’inerme popolazione palestinese, incontra Nazim. Nei suoi occhi neri affoga la sicurezza del soldato.

Il racconto è sbriciolato in micro-storie, le due attrici si lasciano attraversare da personaggi, emozioni, colori e tonalità vocali per poi fuggirne in pochi secondi riuscendo a giocare con corpo e voce per moltiplicare la rappresentazione artistica. Diventare medium dell’orrore, arrampicarsi con ironia tra la narrazione e la metafora, ripetere i gesti, perché è di ripetizioni che vivono i popoli in guerra, di procedure da seguire passo passo per cercare di salvarsi la vita. Le piccole storie, si alternano all’elencazione di oggetti, la numerazione dei mobili, dei vestiti. Sapendo quante sedie si mettono in tavola si sa anche quanti sopravvissuti ci sono in famiglia, contare è vitale, così come togliere la polvere dopo un bombardamento. Il grigio si accumula, pulirlo via è un’operazione ripetitiva, che sembra inutile, ma fa dell’uomo ciò che è.

Lo spettacolo di Marina Sorrenti, vincitore dell’edizione 2009 di Corti Teatrali “Donna mostra donna” (vai al bando 2011), colpisce non solo per il lavoro di ricerca e di viaggio su cui si basa, ma soprattutto per il rischio che si prende. Stupisce in quanto tentativo – in gran parte riuscito se non fosse per alcuni momenti di eccessivo pathos nella recitazione e una necessità nel mettere a punto e rodare certe costruzioni fisiche – di trasmissione (più che rappresentazione) di una realtà dal punto di vista metaforico ed emotivo con i linguaggi propri del teatro.

Andrea Pocosgnich

visto il 6 gennaio
in scena fino al 9 gennaio 2011
Teatro Lo Spazio
Roma

Leggi anche l’articolo sul Bando 2011 di Donna Mostra Donna

RICORDATI DI CHIUDERE BENE LA PORTA. VITA IN PALESTINA
scritto da Marina Sorrenti
con la collaborazione di Chiara De Bonis
regia di Nadia Baldi
con Marina Sorrenti e Ada Totaro