Il malato immaginario del Teatro Kismet Opera: ecco un Molière da non perdere

Ogni qualvolta uno spettatore si trova dinanzi alla possibilità di assistere a un classico come Il malato immaginario di Molière -a meno che non sia uno spettatore alle prime armi, con il bisogno dunque di fagocitare qualunque cibaria performativa gli si propini- può a ragione tentennare e rimuginare sulle versioni che negli anni ha avuto la fortuna o sfortuna di vedere, “bisognerebbe ci siano dei motivi validi per rivederlo”, potrebbe chiedersi l’appassionato spettatore di mezza età, “come accadde un paio di mesi fa con L’avaro del Teatro delle Albe… “. Ebbene il nostro esigente spettatore stanco di classici ammuffiti da registi e attori che considerano i testi di autori come Molière al pari dei reperti archeologici, avrebbe trovato numerosi motivi per uscire soddisfatto dalla sala del Teatro Tor Bella Monaca dove la compagnia del Kismet ha messo in scena un divertente e sorprendente Malato immaginario.

Non a caso ho accennato alle Albe, non solo perché l’emblematico spazio e le accattivanti luci sono di Vincent Longuemare o perché alcuni degli attori hanno collaborato anche con Martinelli, ma sono la partenza e il punto di arrivo da e sul testo a basarsi sulla stessa concezione di interpretazione fluida dell’opera classica, ovvero quella capacità che pochi registi e compagnie hanno nel reinterpretare un testo dandone una chiave nuova, creando un’estetica viva avendo pure il coraggio di sovrapporre la propria visione e invenzione artistica.

Se questo è il motivo principale, direi scatenante, lo spettacolo di Teresa Ludovico, da più di un decennio regista del Teatro Kismet Opera, uno stabile d’innovazione tra l’altro tra gli spazi più attivi del sud, è da vedere anche per motivi quasi “squisitamente tecnici”. Il livello degli attori ad esempio è altissimo, difficilmente capita di vederne così preparati anche tra i più giovani: l’Argante di Augusto Masiello mosso da un’ironia tragica è il centro della scena senza diventarne il despota; Marco Manchisi presta corpo e voce al Pulcinella del prologo e dell’epilogo -si potrebbe rimanere ad ascoltarlo e vederlo per ore-, senza risparmiarsi anche nei panni della serva Antonietta, ecco Manchisi da solo è uno dei motivi per cui questo spettacolo è da vedere, ma come dicevo la bravura qui è veramente in eccesso; abbonda ad esempio in Michele Cipriani e Andrea Fazzari, sono loro surreali dottori, striscianti notai, giovani sposi incapaci; e poi c’è l’Angelica di Ilaria Cangialosi, donna e marionetta al contempo; la Donna Cecchina creata da Serena Brindisi, uno tra i personaggi più contemporanei, una sorta di vampiro che si ciba di denaro, avidità ed egoismo; e in fine Daniele Lasorsa (Santino), un innamorato più spregiudicato dei soliti attor giovani.

Tra quelle motivazioni che renderebbero soddisfatto il caro spettatore esigente avrebbe un posto di primo piano la regia di Teresa Ludovico. Questa infatti colpisce e diverte per fantasia scenica e piglio drammaturgico. Non solo per il ritmo (mai sacrificato nella scorrevolezza con bui o cambi di scena risolutori), la direzione perfetta degli attori (le varie modalità di straniamento utilizzate) e la gestione dello spazio -la quale non può non ricordare il promontorio di Giorni Felici, Argante è infatti l’abitante di un micro-spazio a metà tra il letto e la vasca da bagno sulla cima di una serie di pedane che poste l’una sopra l’altra disegnano lo scheletro di una piramide-, la presenza registica è inoltre evidente nelle scelte drammaturgiche, nella volontà di far incontrare Molière con il suo personaggio e farne un unico corpo sino al finale che si bagna di un triste rosso sangue, nell’affidare a Manchisi l’adattamento napoletano del testo, insomma nel non dare una misura alla propria fantasia, esemplare da questo punto di vista tutta ciò che avviene sotto le pedane, con attori che fanno sbucare fiori, panni stesi e personaggi sempre un metro più in basso di quell’Argante/Molère imaginaire


Andrea Pocosgnich

visto il 25 febbraio 2011
al Teatro Tor Bella Monaca [vai al programma] Roma

Il malato immaginario
ovvero Le Molière imaginaire
Teatro Kismet Opera
regia adattamento e riscrittura di Teresa Ludovico
con Augusto Masiello, Marco Manchisi, Ilaria Cangialosi, Serena Brindisi, Cristina Mileti, Andrea Fazzari, Michele Cipriani e Daniele Lasorsa
musiche di Nino Rota
light designer Vincent Longuemare
costumi Luigi Spezzacatene

Prossime date in tournée:

Teatro Biblioteca Quarticciolo (RM) [vai al programma] 27 e 28 gennaio h 21.00

Teatro dei Coraggiosi – Pomarance (PI)
30 gennaio h 21.00

Teatro Goldoni – Bagnacavallo (RA)
31 gennaio h 21.00

Cantiere Florida – Firenze
2 febbraio h 21.00

Teatro comunale Cavalese (TN)
4 febbraio h 21.00

Teatro San Pietro – Mezzolombardo (TN)
5 febbraio h 21.00

Sala Fontana – Milano —-
dal 15 al 27 febbraio h 20.30 (pausa 21 febbraio)