Babilonia Teatri con “The End” al Crt di Milano e al Palladium di Roma

The end. È la frase che si legge spesso alla fine di un film, o si leggeva una volta, al tempo del muto o della Hollywood stellare. The end-la fine, dunque, che di una vita si chiama morte. Babilonia Teatri interroga la propria organicità scenica proprio parlando della morte in questi anni che l’hanno talmente espressa, manifestata, da averla invece manifestamente occultata, svilita del suo senso, inabissata nel timore del nulla, di una vita che termina pietosa. Il loro The End, che i giovani artisti veronesi hanno iniziato a far vedere attraverso piccole dosi nei vari festival in Italia, debutterà dal 25 gennaio al 13 febbraio 2011 al CRT Teatro dell’Arte di Milano e sarà a Roma, al Teatro Palladium, il 4-5-6 marzo 2011, ma si spera per iniziare una tournée, non certo per concluderla.

La vita che termina. Ma è davvero così? Babilonia indaga i modelli culturali in cui sono cresciute diverse generazioni di italiani, certe forzature non naturali che ci hanno imposto idee malsane e fortemente influenzate dalla facilità in cui rinchiudere la pratica dello spirito, così dice della fine per indagare forse dove stanno gli inizi, quasi per emendare una considerazione falsata del finire che ci fa pensare ad essa come qualcosa che conclude ed è invece parte integrante la vita stessa. Cosa se non il teatro per farlo? Il luogo della vita, della continuità e la rottura, di tante e continue morti ma che invece “non conclude”? Moltiplicare il segno è per Babilonia dunque la scelta primaria: dire potenziando l’espressività, debordare dallo schema per discuterlo e ricostruirne il senso, rimestare tutto per rintracciare che valore c’è in questo passaggio temporale e ricordare che solo attraverso l’indagine dell’esistenza, senza perdere di vista il soffio vitale, si può parlare della morte.

[…] Oggi invecchiare come ammalarsi non è consentito. Il mito dell’eterna giovinezza dilaga. Ci stiamo trasformando in un mondo di Dorian Gray. Vecchi e malati vivono separati dal resto della popolazione. Le parti deboli, d’intralcio o pericolose hanno un luogo a loro deputato in cui stare. Anche i morti per definizione vivono separati dai vivi. Siamo consapevoli che non sempre è stato così, ma per noi oggi è un dato di fatto.

Ci guardiamo e proviamo a fotografarci. A interrogarci sulle ragioni che ci portano a vivere la morte come un corpo estraneo. Violento. Traumatico. Un evento con cui non convivere e non riconciliarci. Di sicuro vedere un corpo morto per la prima volta a vent’anni è diverso da averlo sempre visto. Vedere un animale morire. Ucciderlo. È diverso da trovarlo sezionato e confezionato. Incontrare la morte quotidianamente oggi è un eccezione. Ma la regola continua a volerci mortali.

Il modo in cui viene affrontata e trattata la morte oggi è profondamente bruciante e carico di contraddizioni. È una combustione lenta e sotterranea, forse per questo più dolorosa e non cicatrizzabile. Ogni tanto riesce a zampillare all’esterno prima di tornare a scorrere sotto traccia. Coperta da una cenere che non è mai in grado di spegnerla. Ma che si ostina a relegarla nell’alveo di un individualismo che nega una sua elaborazione collettiva. [dalle note dei accompagnamento allo spettacolo]

Simone Nebbia

dal 25 gennaio al 13 febbraio 2011
Crt Teatro dell’Arte [vai al programma] Milano

dal 4 al 6 marzo 2011
Teatro Palladium [vai al programma] Roma

The end
di Valeria Raimondi e Enrico Castellani
con Valeria Raimondi, Enrico Castellani, Ilaria Dalle Donne, Luca Scotton
scene Babilonia Teatri/Gianni Volpe
luci e audio Babilonia Teatri/Luca Scotton
costumi Babilonia Teatri/Franca Piccoli
organizzazione Alice Castellani
produzione Babilonia Teatri, CRT Centro di Ricerca per il Teatro
in collaborazione con Operaestate Festival Veneto e Santarcangelo 40
con il sostegno di Viva Opera CIrcus