Arriva al Piccolo Eliseo il “Morso” di Erri De Luca

L’Italia ha trascorso in passato lunghi periodi resi felici anche dalla grande letteratura. Purtroppo certi splendori sono lontani e ormai i grandi scrittori contemporanei nel nostro paese si contano sulle dita di una mano. Ce ne sarebbero, forse, sembra quasi di vederli mentre tentano di farsi vedere sommersi dalla montagna di spazzatura che opprime gli scaffali delle grandi librerie. Soprattutto ora che le librerie sono diventate dei megastore in cui si comprano “spilli ed elefanti”.

Ebbene, una delle penne più potenti di oggi è di certo Erri De Luca. Classe 1950, napoletano di nascita, attivista di Lotta Continua negli anni ’70 a Roma, poi con un piede in tante staffe del “terzo stato”, da operaio qualificato a camionista, fino al volante dei convogli umanitari in ex-Jugoslavia, esperienza di cui parlerà con parole alate anni dopo, nella sua seconda vita, quella da scrittore, cominciata solo nel 1989, con Non ora, non qui.

Non solo romanziere, ma anche poeta, traduttore (da autodidatta studia diverse lingue, tra cui l’ebraico antico e lo yiddish) e autore teatrale. Con il cantautore Gianmaria Testa ha portato in teatro Don Chisciotte e gli Invincibili e con Simone Gandolfo In nome della madre. Altra opera non ancora vista in palcoscenico è L’ultimo viaggio di Sinbad, mentre ha già debuttato la scorsa stagione Morso di luna nuova, per la regia di Giancarlo Sepe, che arriva quest’anno al Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma dal 25 gennaio al 13 febbraio 2011. La compagnia de Gli Ipocriti, fondata nel 1972, ha visto i migliori artisti partenopei alternarsi in rivisitazioni di classici e nuova drammaturgia. Sepe si misura ora con De Luca, per raccontare la Seconda guerra mondiale in uno spettacolo cupo e poetico che è un omaggio alla memoria, o forse soprattutto un invito a ricordare.

La Napoli del settembre 1943 è una città sotto l’assedio dei bombardamenti. Mentre la guerra non riesce a concludersi, l’Italia è spaccata in due. Gli Alleati sono già sbarcati in Sicilia, il fascismo è caduto, ma i tedeschi tengono sotto scacco la popolazione. In un rifugio antiaereo si incontrano 8 persone, 8 storie che sono le vene in cui scorre il sangue di un paese ferito.

C’è storia, vita e c’è molta Napoli, una città che si calpesta da sola i propri secoli di povertà e speranze e che in 4 giorni (dal 27 al 30 settembre di quell’anno) insorge contro i nazisti spianando la strada alla liberazione, in vista dei rinforzi americani. Eppure è proprio quel clima di incertezza, portato dall’assurdità di una guerra così sanguinosa e dall’instabile identità di un paese, a disegnare come una minaccia anche l’arrivo delle truppe di liberazione. Una prospettiva senza punti di riferimento fa da sfondo al racconto di storie private, fatte di particolari, piccole madeleine di un mondo che già non c’è più. Nelle note di regia Sepe evidenzia l’urgenza di raccontare scaturita dalla lettura del testo di De Luca, ché la sua famiglia “ha vissuto la guerra, correndo due volte al giorno al rifugio: la mamma, il babbo, le mie due sorelle e i miei due fratelli. Una bella famiglia piena di gioia e di speranze che nell’agosto del ‘43 perse una delle due bambine proprio in un rifugio centrato da una bomba alleata”.
Il testo è rigorosamente in dialetto napoletano, come simbolo di un parlare primordiale, lingua madre di una microcomunità aggregata dall’emergenza, dalla paura, dalla violenza.

Michelle Martini

dal 25 al 13 febbraio 2011
Piccolo Teatro Eliseo Patroni Griffi [vai al programma] Roma

Morso di luna nuova
di ERRI DE LUCA
con Giovanni Esposito, Antonio Marfella,
Luna Romani, Antonella Romano,
Giampiero Schiano, Antonio Spadaro,
Simone Spirito, Pino Tufillaro
scene e costumi Bruno Buonincontri
musiche a cura di Harmonia Team
con la collaborazione di Davide Mastrogiovanni
luci Rocco Giordano
regia GIANCARLO SEPE
Gli ipocriti / La biennale di Venezia