Quarticciolo e Tor Bella Monaca al via con Germano, Celestini e Cristicchi. La stagione 2010/2011 dei Teatri di Cintura ha una vitalità inaspettata

C’era chi come me all’indomani delle dimissioni della Marinelli temeva il peggio per i Teatri di Cintura soprattutto perché l’esperienza della stagione in corso era quantomeno singolare, ovvero senza una programmazione completa fino alla fine, si andava avanti insomma di settimana in settimana, quasi di spettacolo in spettacolo. Adesso invece, al contrario di quello che accade per l’Argentina, con un cartellone tutt’altro che innovativo e all’India deludente fino a primavera, i due Teatri di Cintura stanno per partire con una calendario di tutto rispetto, ben definito fino all’estate, a cavallo tra qualità e popolarità, ma con un pizzico di innovazione, non fatevi strane idee quest’ultimo ingrediente come nella miglior tradizione del Teatro di Roma è utilizzato in dosi innocue.

Si parte il 5 novembre con Elio Germano e il suo Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, al Quarticciolo e, nella stessa sera, Giuseppe Manfridi a Tor Bella Monaca con Lazio-Roma 3-3. Del 29 novembre ‘98, per poi scambiarsi di spazio il giorno successivo. Caratteristica, questa di alternare lo spettacolo sui due spazi periferici, che sarà una costante per gran parte degli appuntamenti dando così a entrambi i cartelloni un dinamismo inaspettato. Tra le scelte più interessanti troviamo la doppia prova di Ascanio Celestini con il recente Il razzismo è un brutta storia (qui la recensione) e un vecchio classico, Radio Clandestina;  Mitipretese con Festa di Famiglia (recensione), la drammaturgia di Camilleri basata su testi di Pirandello che andò in scena l’anno passato al Teatro India; Simone Cristicchi con il monologo Li romani in Russia; il lavoro di Cesar Brie su Il lupo mannaro di Boris Vian; e poi la scrittura e interpretazione di Ferdinando Vaselli con Sotto il cielo di San Basilio; Il Dostoevskij del Giocatore con Massimiliano Poli; e ancora: un adattamento di Ugo Chiti su La mandragola e poi la danza di Immobile Paziente con la Filarmonica Romana, il Teatro delle briciole con Il grande racconto ( da una narrazione di Tonino Guerra), La canzone di Nanda di Giuseppe Casale e la regia di Gabriele Vacis. Tanto per dare un po’ di lustro ai due teatri ecco Albertazzi, Zingaretti e Rigillo. In una programmazione tanto fitta e varia da sembrare un gioco di scacchi per accontentare un po’ tutti, compresi gli amanti della canzone romana (ovvero dell’immancabile rinvigorimento della tradizione), non manca la formazione con i laboratori creati insieme all’Università di Tor Vergata e i progetti sul territorio.

Chi temeva insomma un abbandono da parte del Teatro di Roma dei sue spazi di Cintura si è dovuto ricredere. Vi dirò di più: se l’artefice di tanta vitalità è il direttore ad interim Filippo Vacca allora non è preferibile lasciar lavorare lui che affidare lo stabile nelle mani del Gigi Proietti di turno? Ma questa è un’altra storia sulla quale per adesso, ma solo per adesso, stendiamo un velo pietoso.

Andrea Pocosgnich

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