Preparatio Mortis: Jan Fabre al Romaeuropa Festival

Il teatro è ancora un avvenimento. Entrare in una sala, sedersi e aspettare che sul palco accada qualcosa è ancora una dimensione che ha tempi propri, una propria vitalità. Se è rimasto ancora un elemento ad accomunare tutto ciò che si vede su questi palchi è proprio il momento che precede la performance, quando tutti prendono posto in attesa di qualcosa. Ecco. Qualcosa che non sempre arriva. Questo è il caso di Preparatio Mortis di Jan Fabre. Con lo stesso titolo, venti minuti di questo lavoro erano stati presentati al Festival d’Avignon nientemeno che nel 2005. Da allora sono passati ben cinque anni, durante i quali il teatro si è evoluto e Fabre stesso ha trovato altre complessità, altre profondità, altri mezzi. Lo schema assolo femminile-corpo martoriato è noto nel curriculum di questo grande artista come ormai in quello di tanti altri, ma non sempre basta tenere in vita un corpo sul palco e costringerlo a performance al limite per far sì che le possibilità combinatorie diano vita a un oggetto d’arte vivo e pulsante.

Il sipario nero si apre con una lentezza disarmante, espediente che da subito ridefinisce la scala delle proporzioni: se in un primo momento il catafalco funebre coperto di fiori sembra un oggetto enorme, quasi un monolite preistorico, via via che lo spazio si rivela quella presenza diventa insignificante, minuscola, sperduta. Da sotto il cumulo di fiori si muove Annabelle Chambon, cadavere che piano piano comincia a risorgere, per un ultimo grido di umanità. Vestita in un crudo completo intimo che non ha più niente di femminile, la vedremo compiere evoluzioni forsennate, stuprare lo spazio a colpi di mimica oscena ed esplosioni di melodramma del corpo, interagendo solo con se stessa e con la massa di fiori che via via perdono petali, perdono gambi e perdono la propria stessa forma, diventando un oggetto sadico con il quale maltrattarsi carne e psiche.

La seconda parte, visivamente affascinante, porta Annabelle Chambon all’interno del catafalco, che altro non è che una teca di vetro in cui volteggiano falene (i soliti insetti cari a Fabre) e in cui il respiro appanna le pareti a creare una nebbia di immagini che scompaiono.

Il tutto sarebbe di per sé anche interessante. Nuovo no, ma di certo ben eseguito. Non fosse che la durata eccessiva rende ogni segmento scenico la ripetizione sterile di un particolare e tramuta quello che vorrebbe essere un gioco di crudeltà che sputa in faccia alle icone funebri giudaico-cristiane in un esercizio di onanismo freddo ed eccessivamente intellettuale, dal quale è difficile restare rapiti.

Michelle Martini

visto il 6 novembre 2010
Teatro Palladium – Romaeuropa Festival 2010
Roma

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PREPARATIO MORTIS
Coreografia Jan Fabre
Composizione musicale Bernard Foccroulle
Danzatrice Annabelle Chambon
Produzione Troubleyn/Jan Fabre
Realizzato da Romaeuropa Festival 2010

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