Come spiegare la storia del comunismo ai malati di mente: Visniec in musical al Valle

come-spiegare-la-storia-del-comunismo-ai-malati-di-mente-1-teatro-stabile-di-catania1Se avete in programma di andare al Teatro Valle per assistere a Come spiegare la storia del comunismo ai malati di mente, in scena fino al 9 maggio all’interno della monografia dedicata allo Stabile di Catania, non fatevi ingannare dal titolo che Matei Visniec ha dato a questo testo scritto nel 2000. La pièce, quanto poi la sua traduzione scenica a opera di Gianpiero Borgia, affronta il tema in modo “leggero”, ma non superficiale.

L’ospedale psichiatrico descritto dall’autore rumeno è sul palco dell’Eti quasi l’antro buio di un vecchio castello, a sinistra un letto, a destra il tavolo del direttore e al centro l’architettura protagonista della scenografia di Giuseppe Andolfo. È una gabbia esagonale, ogni lato è un muro di sbarre mobile, saranno gli attori a muoverla per costruire e decostruire la propria prigione.
In questo spazio si muovono i personaggi disegnati da Visnic: c’é il direttore che vede nell’arte la soluzione per le menti dei propri pazienti, il vicedirettore che ama ubriacarsi, l’infermiera che compone poesie senza scriverle perché le ha tutte a memoria, e poi i malati: quella ossessionata dal patto Ribentropp-Molotov e pronuncia solo quelle due parole, quello che racconta di aver incontrato Stalin, quello che si chiede perché se cane e cavallo possono pisciare in piedi lui non può farlo; tutti comunque, accecati dalla figura del gerarca comunista. In questo microcosmo di una socialità disperata ma emblematica il ruolo dello scrittore Yuri Petrovski è quello del mentore, deve spiegare loro la storia del comunismo attraverso racconti che personalmente dovrà scrivere vivendo nell’ospedale psichiatrico.

come-spiegare-la-storia-del-comunismo-ai-malati-di-mente2-teatro-stabile-di-cataniaSe nel suo incipit la regia di Borgia usa, giustamente, come trampolino una certa surrealtà presente nel testo mettendo subito in chiaro gli intenti dello spettacolo, ovvero quelli di creare una messa in scena ironica che trova nella musica e nella danza il proprio carattere distintivo – il direttore incarna questo sentimento a pieno canticchiando e accennando passi di danza attraverso la performatività tipica del musical – questo ritmo non viene però mantenuto per tutta la durata dello spettacolo che anzi va a incunearsi in una parabola discendente. Eppure l’idea di fare del testo di Visniec uno “Spettacolo Social Comunista Musical Danzante”, come lo definiscono gli autori delle musiche Papareccio MMC e Francesco “Cespo” Santalucia, sarebbe stata illuminante se portata fino in fondo. Rimane infatti una delle scene migliori proprio quella in cui lo stille broadway invade il palco: lo scrittore Yuri Petrovski fa visita al reparto dei malati gravi, ma la sua è una discesa nel mondo onirico, una dipartita dalla realtà che trova nelle paiettes e nei lustrini la metafora per la costruzione di un paese socialista libero, un’immagine che colpisce proprio per il violento contrasto rispetto alle atmosfere grige e gli inni sovietici protagonisti del palco fino a quel momento. Di esplosioni e contrasti avrebbe avuto bisogno la scrittura di Visniec e invece, forse per cercare un equilibrio proprio col testo o per timore di osare, la produzione dello Stabile di Catania cerca di non esagerare per portarci senza troppe sollecitazioni al finale, dove con un’affascinante immagine (presente anche nel testo), appare la figura del personaggio più importante, anche se assente, Stalin dietro una grata cammina sotto la neve nel giorno della sua morte.

Andrea Pocosgnich

in scena
fino al 9 maggio 2010
Teatro Valle [vai al programma 2009/2010 del Teatro Valle]
Roma

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