Vertigine: l’opinione di Simone Nebbia

Parliamo tutti così difficile, cari miei. E dico cari perché ci conosciamo tutti e questo denota prima di tutto la totale autoreferenzialità di quel che stiamo dicendo. Quindi questo va in ogni modo a sconfessare la sovraesposizione di certe compagnie in luogo di altre: ieri sera a teatro sono passato davanti a un collega che vedo ovunque, l’ho salutato come saluto mia madre rientrando a casa…per tutti noi il mondo ha un colore assai diverso da quello di altri cieli, viviamo un ambiente marginale che non ha nemmeno una sua collocazione artistica precisa, siamo carbonari dell’arte, siamo. Ma ci piace questa indipendenza, ci fa vivere degnamente e con coerenza. E soprattutto lo diciamo, non in tanti, ma è bello questo fermento che dice le cose, che non le tiene più celate in nome di chissà quale equilibrio, che si pone in discussione dialettica e non recede al confronto. Per questo, non per invidie e incongruenze di giudizio, sono felice di un progetto come Vertigine che finalmente apre le porte di una stanza che puzza sempre un po’ di chiuso. Ci saranno quindici compagnie che potevano essere il doppio e so di scelte dolorose ma, e parlo con coscienza, non di più: molti dei progetti pur avendo qualità mancavano di una cosa che non si impara ma che fa un valore innato, ossia la potenza scenica, la debordante e cosciente di sé forza artistica, la capacità di comunicare sentimenti che altri terrebbero legati.

Per questo ognuno ha il suo mezzo: la presenza di Timpano e Ventriglia, la scrittura di Lucia Calamaro, la forza visiva di Vincenzo Schino, di Sineglossa, di Nanou, il calore di Alessandro Langiu, la sincerità di Teatro Minimo, la personalità debordante di Babilonia, di Fibre Parallele e altri, o chi magari non conosco e attendo di vedere dal vivo tra pochi giorni. L’errore è pensare che per un simile progetto la scelta sia soltanto artistica, perché invece si tratta di scelta anche tecnica (ad esempio la varietà della proposta mi sembra un valore grande, e cioè avere spettacoli di varia natura e offerta scenica, non come festival che compongono il carnet con una scelta di campo che è antiteatrale…per questo motivo compagnie di peso e valore sono state escluse), poi di scelta diciamo “politica”, che ha dovuto escludere quelle compagnie già molto esposte e che hanno già un mercato estero e perché no, anche scelta contenutistica, perché è bene iniziare a mostrare ai nostri colleghi esteri che qualcosa di buono sappiamo fare e dire anche noi, che il nostro paese non è soltanto rappresentazione di un antico e irreale “belpaese”, ma è anche impegno, forza, qualità che non hanno invidie per nessuna arte d’oltre confine. Ho detto a mia madre di venirci tutte le sere, lei non conosce nessuno degli artisti in rassegna: io credo che il nostro lavoro sia proprio questo, come antropologi dell’arte, portare nostra madre a teatro e scoprire dalla sua meraviglia, noi spettatori viziati, cosa davvero stiamo vedendo.

Ultima riflessione riservata al potere dei media e l’allarme terrorismo: quando, durante la guerra di Putin, i resistenti separatisti ceceni dovevano cercare un posto dove fare un attentato, nell’ottobre del 2002, scelsero il teatro Dubrovka, denotando quanto meno la fiducia di trovarci tanta gente; fatto in Italia sarebbe stato un fallimento clamoroso e loro lo sanno…per cui, niente paura: andiamo con il cuore leggero, tutti, io mia madre e il mio panettiere, a cercare fra di noi, confrontandoci, l’equilibrio di questa Vertigine.

Simone Nebbia

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