Quattro atti profani, al Teatro Eliseo Malosti porta in scena Tarantino, dal 2 marzo

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E’ uno degli spettacoli più attesi della stagione romana, nato dal felice connubio tra uno dei più importanti autori teatrali degli ultimi quindici anni, Antonio Tarantino, e un regista che si sta guadagnando sempre più spazio all’interno della creazione scenica contemporanea, Valter Malosti, ha debuttato nel maggio dello scorso anno alle Fonderie Limone di Moncalieri e finalmente approda a Roma presso il teatro che ha collaborato alla produzione insieme allo Stabile di Torino, parlo naturalmente di Quattro atti profani, in scena al Teatro Eliseo dal 2 al 14 marzo.

I due, Tarantino e Malosti, quest’anno sono anche legati dal doppio filo dei Premi Ubu. Malosti è nelle nominations con Quattro atti profani come miglior regia e come miglior spettacolo, e il nome di Tarantino ritorna nella categoria delle novità italiane con Stranieri, applaudito testo portato in scena dal Teatro delle Albe.

In questa atmosfera debutterà il Teatro di Dioniso (la compagnia di Malosti) sullo storico palco di via Nazionale portando nella capitale sguardi, vite, sofferenze, sapori e luoghi della Torino descritta da Tarantino. Malosti infatti ha deciso di riunire i quattro testi (Stabat Mater, Passione secondo Giovanni, Vespro della Beata Vergine, Lustrini) che furono pubblicati nel ’97 in un unico spettacolo, dando un’unica voce teatrale a quei dimenticati ed emarginati creati dallo scrittore nato a Bolzano nel 1938.

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Quattro storie dunque per altrettanti personaggi, ognuno nella propria desolazione. Ad iniziare da quella interpretata da Maria Paiato (anche lei nominata agli Ubu), una donna che infinitamente aspetta i suoi cari, il marito e il figlio. Poi c’è lo stesso Malosti alle prese con un malato di mente. Si prosegue con il padre straziato dalla morte del figlio interpretato da Mauro Avogadro per poi tornare tra immondizia e scali ferroviari con i due vagabondi interpretati da Michele di Mauro e Mariano Pirrello.

Proprio Tarantino descrive così la sua opera che, a dir la verità, si aggiudico già l’Ubu nel 1998 per la messa in scena da parte del regista franco-tunisino Cherif, spettacolo che replicò anche al teatro Valle di Roma:

Casualmente, tempo fa, frugando tra le mie scartoffie, mi capitò tra le mani il dattiloscritto di Lustrini. Per entrare nello spirito di questi quattro drammi torinesi è necessario entrare nel mondo di Lustrini, conoscerne alcuni aspetti. Il mondo di Lustrini è fatto di scali ferroviari: il Vallino, Porta Susa, Vanchiglia, e altri ancora. È fatto di uomini come il Nazareno, che non lavorava più perché “scoppiato” dal troppo vino cattivo e dalle notti trascorse in una arcata della galleria che unisce la stazione di Porta Susa a quella di Porta Nuova. Ognuna di quelle nicchie ipogee era occupata da un profugo istriano provvisoriamente senza casa, o da un malmaritato fuggito dalla fabbrica, dalla moglie e dai figli, o da un fascista che all’epoca della conquista dell’Impero, alla quale aveva partecipato da volontario (poteva avere venticinque anni) ora, crollato il fascismo (che bei tempi quando la lira faceva aggio sull’oro, amava ripetere) povero, un vecchio sdentato di quarantacinque o quarantasei anni, senza più forze, non appena riusciva a rimediare un cappotto decente dall’ “armadio del povero”, correva a venderlo a Porta Palazzo per potersi ubriacare dopo avere mangiato una “pietosa” al convento dei Francescani

Ma come ha affrontato il regista, insignito dell’ultimo Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici Teatrali proprio per Quattro atti profani e Shakespeare Venere e Adone, le atmosfere create da Tarantino? La risposta nelle parole di Malosti:

L’umanità portata in luce in modo intenso e straziante, ma anche dolorosamente comico, dai Quattro atti profani di Antonio Tarantino è quella nascosta nelle pieghe oscure della città e delle coscienze: i dimenticati. L’autore da voce a questi “fantocci di parole rilegate in pelle” facendoli esprimere in un’inaspettata e musicalissima lingua, che riesce a comunicare e a emozionare sfruttando un accidentato percorso linguistico. Questa lingua ha un suo spazio fisico molto concreto, è come un muro di parole che ci investe, una scrittura teatrale e antiteatrale allo stesso tempo, di sicuro politicamente scorretta, spesso sgradevole, incontinente. […] L’ambientazione non ha un volontario taglio storico, né volontarie implicazioni sociali, né un giudizio morale, perché le creature che Tarantino racconta sono schegge emozionali libere e come tali vanno vissute. Mi sottraggo perciò ad un possibile teatro di denuncia per approfondire e cercare le mie radici espressive e tentare di parlare con le armi della poesia.

Questo spettacolo ha debuttato, leggi la recensione

in scena
dal 2 al 14 Febbraio 2010 – ore 20,45 – domenica ore 17,00
Teatro Eliseo [vai al programma del Teatro Eliseo]
Roma
durata: 2’h e 40”

QUATTRO ATTI PROFANI
Stabat Mater, Passione secondo Giovanni, Vespro della Beata Vergine, Lustrini.
di Antonio Tarantino
con Maria Paiato, Valter Malosti, Mauro Avogadro, Michele Di Mauro, Mariano Pirrello
scene Botto&Bruno
suono Giupi Alcaro
luci Francesco Dell’Elba
costumi Federica Genovesi
regia Valter Malosti
produzione Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Teatro Eliseo