Feminea: tra video e teatro è l’ultima performance di Teatro Deluxe

teatro-deluxe-feminea1C’è un filo rosso che lega Feminea a Pearl, primo lavoro dei giovani e promettenti Teatro Deluxe. Parliamo dell’articolarsi della vita nei suoi stadi, se Pearl era un fotogramma sull’adolescenza di una ragazza, Feminea: Frames of reality è invece la somma di più movimenti, come il battito accelerato di una palpebra, ma l’analisi su quei momenti di scelta fondamentali nella vita di una persona rimane. Persona e non uomo o donna, Femminea, è un essere dalla sessualità in movimento, in definizione, lontano dalla staticità che il resto della società gli vorrebbe.

Al Duncan 3.0 centro polifunzionale di ricerca ed esposizione delle arti visive e performative contemporanee, dove Vera Michela Suprani e Claudio Oliva hanno creato e provato questo ultimo progetto, il video sovrasta la performer e riempie il fondale della scena. Il piano visivo, determinante già in Pearl, è ora prioritario nella comunicazione di Teatro Deluxe, e si formalizza nella precisa scelta di studiare l’interazione tra la performatività fisica eseguita dal vivo e le immagini semoventi. Il lavoro nasce d’altronde da uno studio prima fotografico e poi video sul corpo femminile. E nella scena minimalista studiata da Teatro Deluxe, dove domina il bianco asettico, c’è il corpo di Vera Michela Suprani. E’ lei Feminea, l’essere alla ricerca della propria identità sessuale, come tutti i personaggi che sullo schermo appariranno, anche Feminea è senza volto, porta una maschera (poco importa sia la maschera di Di Pietro, il viso del politico è poco riconoscibile). La maschera crea un distacco, costruisce angoscia, allontana i personaggi della performance dall’umanità che conosciamo portandoli in una dimensione parallela e onirica.

La costruzione visiva concepita e realizzata da Teatro Deluxe, è impeccabile (l’occhio fotografico di Claudio Oliva, regista del gruppo si fa sentire), il video nella seconda parte, ovvero la svolta attuata da Feminea, nella quale il nostro personaggio lascia una vita “normale” per trovare un amore omosessuale, è un susseguirsi di splendide immagini, ricordiamo con piacere il flashback della madre in cinta,  una possibilità di ciò che il futuro avrebbe potuto essere per Feminea. Come d’altronde è funzionale anche la colonna sonora originale di Alessandro Oliva. Sembra invece mancare lo stesso piglio sul piano della creazione della partitura fisica. Ed è proprio nel finale, dove il video costituisce l’epicentro emozionale del lavoro, che il corpo della Suprani si accascia in un pianto che risulta stridente (senza arrivare alla pancia dello spettatore) rispetto a una scrittura scenica fino a quel momento minimalista e fredda.

Andrea Pocosgnich
redazione@teatroecritica.net

leggi anche l’articolo di presentazione con il cast completo e il video

visto il 9 gennaio 2010
Duncan 3.0
Roma