Anima: Triangolo Scaleno Teatro alla ricerca di Brecht

trinagolo-scaleno-animaParliamo de L’anima buona del Sezuan, capolavoro assoluto di poesia teatrale, uno tra i testi più difficili da mettere in scena. Quale strada deve intraprendere una compagnia, composta da giovani attori, nel recepire la lezione brechtiana e nel restituire con un’estetica propria quel magma incandescente di significati, la forza poetica e morale di un verso già di per sé contemporaneo?

È all’interno di un processo di ricerca drammaturgico e scenico che si trova la risposta. Anche se in modo incompleto Anima di Triangolo Scaleno ha cercato di interpretare queste sensazioni. Non dirò certo che il risultato è eccellente, ma nemmeno che la strada è totalmente sbagliata, come invece hanno pensato alcuni all’indomani del debutto. Lo spettacolo creato da Roberta Nicolai fonda il suo essere teatrale in una coralità dirompente, cinque gli attori (Michele Baronio, Tamara Bartolini, Antonio Cesari, Francesca Farcomeni ed Enea Tomei), in scena sedie, portabiti e ampolle piene d’acqua, alla graticcia sono appessi decine di abiti bianchi (mi ricorda un’opera installativa di Christian Boltanski vista al Macro qualche anno fa), la drammaturgia è scandita da inserti musicali pop e rock, arrivando addirittura a cantare in playback Material Girl di Madonna, e da una sorta di scansione in capitoli esplicitata dagli attori prima di ogni scena.

La scenografia composta dagli abiti appesi (che poi cadranno tutti insieme di colpo) e illuminati dal basso e il tappeto sonoro, creano un atmosfera affascinante; come d’altronde è molto interessante una certa interpretazione del testo di Brecht che sposta l’accento sulla relazione uomo-unico Dio, sostituisce la presenza dei tre Dei brechtiani con un conseguente grido a un unico Dio incapace di ascoltare; e poi colpisce anche la disgregazione dei personaggi nella coralità della compagnia, dove, come in una girandola si cambia personaggio ad ogni scena. Queste le note positive di uno spettacolo sicuramente ancora acerbo ma a mio avviso sulla strada giusta. Non convince del tutto l’impostazione recitativa degli attori, perennemente alla ricerca del parossismo e quasi sempre privi di quell’ironia determinante per guardare da fuori il proprio personaggio; e poi la scrittura scenica esteticamente interessante non evidenzia però una chiara interpretazione drammaturgica, facendo così emergere solo a tratti la poesia brechtiana.

Andrea Pocosgnich
redazione@teatroecritica.net

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