“Possidenti di antico stampo”: al Valle un successo del Teatro d’Arte di Mosca

possidenti-di-antico-stampoSe uno spettacolo va in scena dal 2001 con immutato successo in uno dei più importanti teatri d’Europa, bisogna pur porsi dei quesiti.

Tralasciando in questa sede un discorso sul pubblico e sui modi che permettono una programmazione del genere (al Teatro d’Arte di Mosca gli spettacoli stanno in scena 1 o 2 giorni, poi c’è il ricambio, ma non vengono abbandonati, tornano appunto a ciclo continuo), c’ è invece da soffermarsi su un’estetica teatrale dai connotati molto precisi.

Questo spettacolo, ospitato al Valle in occasione del bicentenario della nascita di Nilkolaj Gogol’, diretto dal giovane Mindaugas Karbauskis e ispirato all’omonimo racconto Possidenti di antico stampo di Gogol’, dimostra un percorso di ricerca serio e rigoroso. Il paragone, concedetemelo solo per un attimo, con le produzioni degli stabili nostrani è d’obbligo. Un percorso estetico simile a quello intrapreso nel lavoro di Karbauskis lo si vede di tanto in tanto in alcuni tentativi del teatro di ricerca e molto difficilmente nei nostri Stabili, sempre presi dall’angoscia del dover costruire e arricchire spazio scenico e parola recitata. Tutto questo al Teatro d’Arte di Mosca probabilmente non succede, e non ci si preoccupa di spiegare tutto, ma ci si preoccupa di trasmettere. Ecco che in Possidenti di antico stampo il racconto di Gogol’ diventa quasi un pretesto e comunque non instaura quella dittatura del testo alla quale dobbiamo assistere la maggior parte delle volte che uno stabile italiano produce un classico. Un aspetto determinante dell’estetica di Kaurbaskis è quello di saper creare una teatralità disadorna, un minimalismo necessario. Dunque, nonostante sia una produzione importante, al bando la scenografia fissa che in questo caso dovrebbe riprodurre la grande casa dove i due vecchi possidenti trascorrono la propria vecchiaia, ed ecco un uso dinamico delle scene, mobili e suppellettili che entrano ed escono velocemente dallo spazio nero: antiche cassapanche, bauli, cassettiere e comò diventano parte integrante della scrittura scenica e come gli attori cambiano spesso posizione.

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Lo stesso vale per la resa verbale del discorso scenico, la parola è uno dei tanti strumenti a disposizione degli attori russi, ma non il primario, è soprattutto grazie a un preciso e reiterato uso di azioni fisiche che viene costruita la drammaturgia. Vi è un certo delicato simbolismo con il quale Kaurbaskis sintetizza e trasmette vicende ed emozioni. Non c’è mai la volontà di scioccare lo spettatore, il pubblico non viene preso in contropiede grazie all’utilizzo di strambe musiche o cambi di scena , anzi la musica è quasi assente se si esclude una nenia continua che alla fine si trasforma quasi in rumore.

La parola, sporadicamente utilizzata dai due protagonisti (interpretati alla perfezione da Alessandro Semcev e Polina Medvedeva), si mescola a momenti di silenzio infinito o alla esaltata fisicità della giovane servitù che circonda i due possidenti. Lo stacco creato da regista è netto, i due vecchi descritti nella loro immutata immobilità quotidiana, sono accerchiati dalla vitalità estrema delle cinque contadinelle che, neanche fossero delle baccanti, passano il tempo a correre, urlare e stuzzicare la sessualità inappagata dell’unico contadino maschio, in un eterna festa dionisiaca.

Neanche nella tragicità della morte di Pulcherya Ivanovna ci si abbandona a commozioni forzate, pianti o struggenti note di piano forte, la servitù entra in scena con delle pale si getta a terra e inizia a ironizzare sulla morte della padrona, l’unico sussulto di Afanasij Ivanovich è una battuta che vale più di mille lacrime: “perché l’avete già sepolta?”, da questo momento le baccanti prenderanno il sopravvento sul povero vecchio, finché la sua amata tornerà a prenderlo (la Pulcherya Ivanovna di Polina Medvedeva entra in scena sulle punte), quando probabilmente anche lui sarà già morto.

visto il 1 ottobre 2009
in scena
fino al 2 ottobre 2009
Teatro Valle
Roma

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Andrea Pocosgnich
redazione@teatroecritica.net