Dialoghi e ragionamenti critici su “Framerate 0″ – SPECIALE

santasangre-framerate-0-2 Confessioni di un critico inadatto,
di Simone Nebbia:
“Mi sono domandato, lungo il tragitto, che cosa mi portasse a vedere questo nuovo lavoro del collettivo romano Santasangre, dal titolo Framerate 0 e di cui avrei potuto soltanto apprezzare uno studio. Mi coglieva una diffidenza difficile da svolgere, perché quando si tratta dell’arte contemporanea all’ultimo grido ammetto di non essere in grado, di non avere la giusta sensibilità probabilmente. Però anche questa volta, di nuovo, mi immergo nella mia intimità, a setacciarmi un giudizio. In primo luogo mi accorgo che, scoprire questo lavoro, dentro un angusto paesaggio d’interni, è una esperienza davvero straordinaria. Non fosse altro che per l’atmosfera di fondo che mi alita attorno, mi aliena da quel che ho lasciato fuori; faccio un po’ resistenza ma ci sono, sono pronto, mi hanno catturato…l’inizio è una promessa: una luce laterale chiama un arrivo sorprendente, sale l’ebollizione del mio stato emotivo, provo a lasciarmi andare e farmi trascinare nella perdita di me, per pochi secondi o minuti, questo è quel che se ne dice, e per una volta vorrei provarlo anch’io…
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Primi ragionamenti a freddo: Framerate 0, teatro o non teatro?
di Andrea Pocosgnich
Il primo pensiero sarebbe quello di sgombrare il campo speculativo da un concetto: Framerate 0 è o non è teatro? Forse da qui dobbiamo partire. Non possiamo prendere posto lì, davanti a quel blocco di ghiaccio aspettandoci emozioni più o meno di derivazione drammaturgica. Se Framerate 0 è un’ installazione andrebbe giudicata all’interno di un contesto critico differente. Quello dell’arte contemporanea.

In questo caso perderebbero di senso alcune ovvie considerazioni inerenti la ricerca delle emozioni da parte dello spettatore, quello spettatore che recandosi a teatro si aspetta di uscire dalla sala cambiato, o quanto meno propenso a un attività critica rispetto al contenuto dell’opera che ha visto e non rispetto alla forma.
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Teatro come luogo necessario della meraviglia
di Matteo Antonaci
Mi piacerebbe ripartire dai dubbi messi in luce da Andrea Pocosgnich per analizzarli attraverso due logiche o punti di vista differenti. Ossia quello di chi conosce pienamente l’evoluzione artistica dei Santasangre e, al contrario, quello di chi per la prima volta si ritrovi ad affrontare un lavoro di questo gruppo. Framerate 0, questo blocco di ghiaccio che ci viene posto dinanzi agli occhi, questa lastra gelata che si muove tenuta salda da ganci e braccia meccaniche, ha il diritto (perché ormai di diritto sembra trattarsi) di essere annoverato nel sistema del “teatro”? O va piuttosto definita come “istallazione” e dunque gettata nei gironi dell’arte contemporanea?

Da un primo punto di vista credo che tale dubbio risulti addirittura superfluo. Sin dall’inizio della loro carriera artistica, i Santasangre cercano di fare propri luoghi non convenzionali in cui dare vita alle loro performance. Dai rave a locali underground fagocitano l’estetica metallica, meccanica e industriale del nuovo millennio, si muovono nella Roma off in un sottobosco in cui si ibridano i linguaggi del multimediale, del meccanico, della musica elettronica, ma anche della body art più feroce, dell’happening, della performance.
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Guarda la video intervista realizzata da Fies Factory