Ancora sigilli al Rialto

rialtoballatoioOra vi racconto una favola:
C’era una volta, una decina d’anni fa, un gruppo di giovani che stanchi della miopia (ormai degenerata in cecità) delle istituzioni romane e dell’assenza di spazi culturali alla portata di tutti, si permisero di occupare e di restituire alla collettività (attenzione, attenzione, dico alla collettività non a uno o più imprenditori) i locali di un convento in disuso nel cuore di Roma, proprio a due passi dal Teatro Argentina. Forse fu proprio questa temerarietà a non esser stata mai digerita dai burocrati, il fatto che l’oggetto del contendere sia proprio in uno di quei punti che farebbe gola a qualunque sciacallo immobiliare. Se i nostri eroi avessero fondato la loro associazione in periferia probabilmente sarebbero stati visti come gli artefici della “riqualificazione culturale” e il sindaco avrebbe tagliato il nastro. Ma chi si occupa di arte e nella fattispecie di teatro è un ardito, e allora eccolo lì il nostro ex convento, strappato dalla polvere e dalle ragnatele che si trasforma, dopo faticose ristrutturazioni, nel centro culturale e artistico più importante di Roma. Alcuni anni fa competeva con il Rialto solo l’Angelo Mai, altra favola finita male (chi bazzicava per la scena performativa romana due o tre anni fa si ricorda del centro in Rione Monti come qualcosa di unico, ma quella è un’altra storia), con lo sgombero degli angioletti, il rialto assumeva un significato di avamposto. I nostri eroi si rimboccarono le maniche e sprezzanti del pericolo fecero di quell’ex-convento una vera e propria factory delle nuove tendenze performative, prima romane e poi nazionali.

Il centro iniziava insomma rappresentare un approdo obbligato per quegli artisti della nuova scena snobbati dalle ammuffite istituzioni teatrali pubbliche o private. E allora iniziarono ad andarci anche i critici e ogni nuovo spettatore usciva da quel piccolo teatro con la stessa sensazione, lo stesso pensiero che gli girava per la mente: “Ma tu guarda cosa dovevo trovarti in un teatrino del genere, ma non era un centro sociale, mi avevano detto così, eppure non c’è nessuno stordito a terra a rigirarsi una canna! Qui fanno cultura, chi l’avrebbe mai detto”. La lista degli artisti passati per lo spazio scenico di via Sant’Ambrogio 4 è lunga, vi bastino alcuni esempi: Societas Raffaello Sanzio, Fabrizio Arcuri, Alessandro Pintus, Noncompany, Andrea Cosentino, Tony Clifton Circus, Eleonora Danco, e poi le nuovissime generazioni che per diversi motivi si stanno conquistando spazi di pubblico e critica, come Mutaimago, Santasangre, Babilonia Teatri, Fibre Parallele, Gli Omini (loro avrebbero, anzi siamo ottimisti, presenteranno, il nuovo spettacolo a ottobre al Rialto). E questi sono solo alcuni e se date un’occhiata veloce ai festival teatrali che si sono tenuti e ancora si terranno in questa calda estate italiana, sono tutti nomi presenti in quelle rassegne, alcuni richiesti anche all’estero.

Non si basava insomma sul nulla il lavoro del Rialto, non si occupava di meteore o di ragazzini che giocano a far teatro, bensì dava uno spazio alla cultura performativa del presente e del futuro, ovvero coltivava i talenti che sono e saranno parte anche di quell’economia culturale che al nostro paese serve come il pane.

Purtroppo dobbiamo tornare al presente, purtroppo ora tutto questo sembra finito, o almeno così vorrebbero i nostri burocrati, impauriti dalla cultura che non conoscono, che gli sfugge di mano creando qualcosa di alternativo, così dopo il blitz dello scorso marzo che costò al Rialto la chiusura di alcuni locali, ecco i sigilli anche al teatro e al giardino. Dalla notizia battuta dall’ Agi apprendiamo le motivazioni, ovvero l’organizzazione di

feste e spettacoli a cui accedono numerosissime persone senza che ricorrano i requisiti di sicurezza dei locali adibiti prescritti dalla legge”, aggiungendo che “quanto sopra a tacere degli innumerevoli interventi operati dagli organi di pubblica sicurezza ed ai molteplici episodi di violenza fisica occorsi fra avventori od anche persone occasionalmente presenti ed il personale addetto alla disciplina dell’accesso al locale” e concludendo “e’ evidente il pericolo per la pubblica incolumita’ ed il disturbo arrecato alle persone”.

E’ evidente il pericolo che arreca la cultura e l’arte quando è libera, è evidente la volontà di portare i giovani a godere della cultura e dell’arte propinate dalle istituzioni, le stesse che hanno messo in piedi un’estate romana all’insegna dell’intrattenimento e della superficialità.

per maggiori informazioni: www.rialto.roma.it

Andrea Pocosgnich